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Al libro "Il Signore degli Anelli" è allegata la mappa della Terra di Mezzo che noi lettori abbiamo dovuto freneticamente consultare per scoprire dove fosse la Contea, Granburrone, Minas Tirith , il monte Fato e per seguire gli spostamenti della Compagnia dell'Anello. In essa sono presenti fiumi, monti, paludi, enormi boschi, qualche città, alcune vie di comunicazione. La prima impressione che ci comunica è quella di una natura che ancora predomina sull'uomo: scarsi sono gli insediamenti umani, costituiti per lo più da piccoli villaggi. Durante la lettura attraverso gli occhi dei protagonisti il nostro sguardo sul mondo si allarga: come in un puzzle la Terra di mezzo si popola di foreste ornate da alberi incantati, aspre montagne che impediscono il transito, paludi in cui pullulano corpi morti di prodi cavalieri i cui visi affiorano dall'acqua malsana, terre magmatiche desolatamente brulle. Notiamo anche che la cartina è incompleta, termina ad Est con il grande mare di Rhun, a Nord , oltre le montagne, con la landa del Forodwaith e a Sud con il deserto dell'Harad. Cosa ci sia oltre, per quello che riguarda il nord e l'Ovest, lo possiamo conoscere in parte della lettura del Silmarillion, ma soprattutto viene lasciato alla nostra immaginazione popolare quegli spazi sconfinati, riempirli di vita, tradizioni, leggende.
La Terra di Mezzo è frutto della fantasia di Tolkien che usufruì anche della sua perfetta conoscenza di uno dei più importanti atlanti medioevali, la mappa di Hereford, dipinta in Inghilterra tra il 1276 e il 1283 da Richard di Haldigham. Lo scrittore precisò, in più d'una lettera, che la Terra da lui creata non si trova in un mondo immaginario, bensì su questo pianeta, in una certa epoca nel Vecchio Continente:
"Il mio non è un mondo immaginario, ma un momento storico immaginario su una Terra di Mezzo che è la terra dove viviamo."1
"Io ho la mentalità dello storico. La Terra di Mezzo non è un mondo immaginario. Il nome è la forma moderna di (apparsa nel XII secolo e ancora in uso) di middel-erde, l'antico nome di Oikuméne, il posto degli uomini, il mondo reale, proprio in contrapposizione con il mondo immaginario (come il Paese delle Fate) o con mondi invisibili (il Paradiso o l'Inferno). Il teatro della mia storia è su questa terra, quella in cui noi ora viviamo, solo il periodo storico è immaginario. Vi sono tutte le caratteristiche del nostro mondo (almeno per gli abitanti dell'Europa Nord Occidentale), così, naturalmente, appare familiare, anche se un po' nobilitato dalla distanza temporale".

IL SINGORE DEGLI ANELLI